Tripoli (Libia)
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Tripoli (in arabo: طرابلس Ṭarābulus), con 1,5 milioni di abitanti, è la capitale della Libia. La città si trova nella parte nord-occidentale del paese al limitare del deserto, su una parte di terra rocciosa che si protende nel Mar Mediterraneo e forma una baia. La città venne fondata nel VII secolo AC dai fenici, che la chiamarono Oea. Tripoli è situata a 32°54'8" Nord, 13°11'9" Est (32.90222, 13.185833).
Tripoli è la città più popolosa, il principale porto marittimo e il più grande centro commerciale e manifatturiero della Libia. Inoltre è sede del governo nazionale e dell'Università Al-Fateh. Grazie alla sua storia millenaria vi sono molti e significativi siti archeologici. Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche, inverni freddi e precipitazioni modeste.
La città fu oggetto di un raid aereo degli Stati Uniti nel 1986, in rappresaglia per il supporto libico al terrorismo. Le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Libia vennero tolte nel 2003; ci si attende di conseguenza un incremento del traffico attraverso il porto di Tripoli ed un impatto positivo sull'economia della città.
Storia
Fondazione
La città venne fondata nel VII secolo AC dai fenici, che la chiamarono Oea. Dai fenici, Tripoli passò nelle mani dei signori di Cirenaica (Barca), che se la videro strappare dai cartaginesi. In seguito appartenne ai romani, che la inclusero nella provincia africana, e le diedero il nome di Regio Syrtica. Attorno all'inizio del III secolo AC, questa divenne nota come Regio Tripolitana (per via delle sue tre città principali: Oea, Sabrata e Leptis, che facevano lega assieme), e venne probabilmente innalzata al rango di provincia separata da Settimio Severo, che era nativo di Leptis. Come il resto del Nord Africa, venne conquistata dai musulmani all'inizio dell'VIII secolo.
La provincia ottomana (vilayet) di Tripoli (comprendente la dipendenza del sangiaccato di Cirenaica) giaceva lungo la costa meridionale del Mar Meditarraneo, tra la Tunisia ad ovest e l'Egitto ad est. Oltre alla città, l'area comprendeva la Cirenaica (l'altopiano di Barca), la catena di oasi nella depressione di Augila, il Fezzan, e le oasi di Ghadames e Ghat, separate da distese di sabbia e pietre.
Nel 1510 Tripoli venne conquistata per la Spagna da Don Pedro Navarro e nel 1523 venne assegnata ai Cavalieri di San Giovanni, che erano stati espulsi dagli ottomani dalla loro roccaforte sull'isola di Rodi. I cavalieri tennero la città con difficoltà fino al 1551, quando furono costretti ad arrendersi agli ammiragli turco-barbareschi Sinan e Dragut. Dal 1557 Dragut (o Torgut) divenne bey di Tripoli; la città da quel momento entrò a far parte degli Stati Turco-Barbareschi, terrore delle marine cristiane. Filippo II di Spagna si impegnò in un tentativo di riconquista di Tripoli, naufragato nella battaglia di Gerba nel 1560.
Nel 1714 il pascià al governo, Ahmed Karamanli, assunse il titolo di bey, e asserì una sorta di semi-indipendenza del Sultano. Questo ordine di cose continuò con i suoi successori, accompagnato dalla pirateria più impudente e dal ricatto, fino al 1835, quando l'Impero Ottomano si avvantaggiò di una lotta intestina alla città per riasserire la sua autorità. Venne nominato un nuovo pascià turco, con poteri da viceré, e lo stato divenne una vilayet dell'Impero Ottomano.
Guerra di Tripolitania
Nella prima parte del XIX secolo la reggenza di Tripoli, a causa delle sue pratiche piratesche, venne coinvolta in due occasioni in un conflitto con gli Stati Uniti. Nel maggio 1801 il pascià richiese un aumento del tributo (83.000 $) che il governo statunitense pagava sin dal 1796 per la protezione dei suoi commerci dalla pirateria. La richiesta venne rifiutata, ed una forza navale venne inviata dagli USA per imporre un blocco navale a Tripoli. La guerra si trascinò per quattro anni, gli americani nel 1803 persero una fregata, la Philadelphia, il cui comandante (Capitano William Bainbridge) e l'intero equipaggio vennero fatti prigionieri. L'incidente più pittoresco della guerra fu la spedizione intrapresa da William Eaton, con lo scopo di sostituire il pascià con un suo fratello maggiore che viveva in esilio ed aveva promesso di acconsentire a tutti i desideri degli USA. Eaton, alla testa di un gruppo di 500 uomini marciò attraverso il deserto da Alessandria d'Egitto, e con l'aiuto di navi americane riuscì a catturare Derna. Poco dopo (3 giugno 1805) venne conclusa la pace, il pascià regnante accantonò le sue richieste ma ricevette 60.000 $ come riscatto per i prigionieri della Philadelphia. Nel 1815, come conseguenza di ulteriori oltraggi, i Capitani Bainbridge e Decatur, alla testa di uno squadrone americano, visitarono nuovamente Tripoli, e costrinsero il pascià ad aderire alle richieste degli Stati Uniti.
Nel 1835 i turchi sfruttarono una guerra civile locale per riaffermare la loro autorità diretta, e dopo quella data Tripoli fu sotto il controllo diretto della Sublime porta, anche per via del fallimento delle ribellioni del 1842 e del 1844. Dopo l'occupazione della Tunisia da parte dei francesi (1881), i turchi aumentarono considerevolmente la loro guarnigione a Tripoli.
L'Italia aveva a lungo sostenuto che Tripoli ricadeva nella sua sfera d'influenza, e che aveva il diritto di preservare l'ordine all'interno dello stato. Con il pretesto di proteggere i propri cittadini che vivevano a Tripoli dal governo turco, il 29 settembre 1911, l'Italia dichiarò guerra alla Turchia e annunciò l'intenzione di annettersi Tripoli. Il 1 ottobre 1911, una battaglia navale venne combattuta a Prevesa, nella Turchia europea, e tre vascelli turchi vennero distrutti. Con il Trattato di Losanna, la sovranità italiana venne riconosciuta dalla Turchia, anche se al califfo venne permesso di esercitare l'autorità religiosa.
Tripoli fu controllata dall'Italia fino al 1943, quando venne occupata da forze britanniche fino all'indipendenza nel 1951.
La comunità italiana gestì l'amministrazione pubblica, le industrie ed il commercio fino al 1970 quando fu scacciata.
Gemellaggi
Madrid, Spagna
Voci correlate
Prima guerra barbarica
Seconda guerra barbarica
Trattati barbarici
Adriano Visconti
Collegamenti esterni
(AR) Sito ufficiale di Tripoli
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Tripoli"
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